Infortuni post-operazione di ricostruzione del crociato

Che cosa possiamo spiegare tramite il caso di Scamacca?

Il 4 agosto 2024, durante un’amichevole estiva tra Atalanta e Parma, l’attaccante Gianluca Scamacca ha subito la rottura del legamento crociato anteriore (LCAdel ginocchio sinistro.

Il giorno successivo è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la ricostruzione del legamento crociato, con tempi di recupero stimati in circa 6 mesi.

Il 1° febbraio 2025, dopo 181 giorni di stop, Scamacca è tornato tra i convocati dell’Atalanta e, al minuto 85, è rientrato in campo. Sembrava il migliore degli epiloghi dopo un grave infortunio e un intenso percorso di riabilitazione post-operatoria, ma purtroppo non è stato così. Nel tentativo di agganciare il pallone al volo, Scamacca ha avvertito un dolore immediato. In un primo momento, si è ipotizzato un risentimento muscolare dovuto alla prolungata inattività.

Tuttavia, gli esami strumentali hanno evidenziato una lesione della giunzione muscolo-tendinea del retto femorale destro. I tempi di recupero sono stimati in almeno 2 mesi, ma potrebbero prolungarsi qualora si rendesse necessaria un’operazione, decisione che verrà presa dopo una valutazione specialistica.

Esistono correlazioni tra i due infortuni? È possibile che la lesione muscolare sia consequenziale all’infortunio al ginocchio, nonostante interessi l’arto opposto?

LCA
Fonte Immagine Fanpage

Il ruolo del tempo vs fattori funzionali per il recupero

Diversi studi evidenziano l’importanza di rispettare le tempistiche corrette per il ritorno all’attività sportiva, stimati intorno ai 6 mesi.

Secondo le linee guida internazionali, però, il ritorno all’attività sportiva dopo la ricostruzione del LCA non dovrebbe avvenire prima dei 9 mesi, anche in assenza di deficit (Grindem et al., 2016). Questo approccio si basa sul tempo come parametro fondamentale.

D’altro canto, uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine (2020) evidenzia come non sia esclusivamente il fattore temporale a determinare il momento giusto per il ritorno allo sport, ma anche una serie di altri fattori funzionali come la forza muscolare, il controllo neuromuscolare e la capacità di completare test funzionali specifici. Questo approccio, più individualizzato, riconosce che, pur essendo il tempo una variabile importante, ogni paziente ha necessità diverse in base all’età, alla storia clinica, alle eventuali predisposizioni genetiche e/o articolari, alla qualità della riabilitazione e al livello di intensità richiesto dall’attività sportiva da svolgere.

Questi due approcci, temporale e funzionale, sono complementari nella teoria, ma nella pratica si trovano a essere piuttosto opposti. Le linee guida temporali offrono un parametro di riferimento utile, ma la riabilitazione funzionale richiede un’analisi più approfondita delle condizioni fisiche dell’atleta, adattando il ritorno allo sport alle reali capacità muscolari neuromuscolari.

In ogni caso, in presenza di dubbi, è sempre più sicuro prolungare il periodo di recupero piuttosto che anticipare il rientro.

Debolezza muscolare e compensazioni

Un altro aspetto rilevante è il fatto che nella ricostruzione del LCA si utilizzano innesti autologhi (tendini prelevati dallo stesso paziente), come il semitendinoso e il gracile, che vengono prelevati dalla coscia o, in alcuni casi, dall’altra gamba. Questo prelievo può ridurre la forza dei muscoli flessori del ginocchio. Un altro fattore importante da considerare è la debolezza muscolare dopo la ricostruzione del LCA. Spesso, i muscoli del ginocchio operato sono più deboli, in particolare il quadricipite, e questo può influire sulla biomeccanica complessiva. Se non vengono ripristinati adeguatamente, i muscoli dell’arto operato possono provocare compensazioni nell’arto opposto, esponendo l’atleta a lesioni muscolari nell’arto sano.

Secondo uno studio su The American Journal of Sports Medicine (2014), è comune una debolezza muscolare del quadricipite dopo la ricostruzione del LCA, con un deficit del 23% dell’arto operato dopo sei mesi e del 14% dopo un anno.

Questi deficit possono influenzare la biomeccanica e causare compensazioni muscolari, aumentando il rischio di infortuni nell’arto non operato.

Conclusione

Il caso di Gianluca Scamacca evidenzia quanto sia cruciale il recupero completo dopo un infortunio al legamento crociato anteriore. Oltre alla corretta tempistica di recupero, che solitamente richiede almeno 9 mesi, è fondamentale un programma di riabilitazione funzionale che consideri non solo il tempo,ma anche la forza muscolare, la biomeccanica e l’equilibrio tra i muscoli degli arti operato e non operato. La debolezza muscolare e le compensazioni possono aumentare il rischio di infortuni. Pertanto, un approccio multidisciplinare, che includa un monitoraggio attento della riabilitazione delle condizioni fisiche dell’atleta, è essenziale per garantire un ritorno sicuro duraturo all’attività sportiva.

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